Il nostro inizio

di francesca il November 17, 2009 alle 00:40

Settimana scorsa, martedì, dopo l’allenamento sono andata a bere una birra con Salvatore.
Parlando, mi ha rivolto una domanda: ma tu perchè hai cominciato a fare kendo?

io ho risposto, ma poi, leggendo la risposta che ha dato un compare kendoka delle Marche, ho realizzato che mi piacerebbe sapere come hanno fatto gli altri ad avvicinarsi al kendo, lungo quali percorsi, secondo quali motivazioni.

e poi, ma questa è un’aggiunta che ha fatto Salvatore quando domenica gli chiedevo un parere su un simile post, che valore diamo alla pratica? che significato ha?

qui sotto la mia risposta, a voi il seguito.

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  1. francesca il November 17, 2009 alle 00:47 ha detto:

    La prima volta che ho avuto notizia del kendo è stato per via di un volantino giallo trovato nella latteria di via Zezio a Como. Lo conservo ancora.
    Ci andavo spesso a mangiare in pausa pranzo. L’ho preso e ho chiamato Salvatore.
    Ma gli allenamenti si facevano il martedì e io proprio quel giorno tenevo apeta la sede di lomazzo, non sarei mai arrivata in tempo. Del venerdì neppure a parlarne. quindi nulla.

    eppure. eppure. Ogni tanto mi domandavo: e se?
    io che ho quest’arietta da signorina perbenino, che ho lavorato con impegno sul controllo, la misura, la discrezione. io che non ho mai fatto sport di alcun genere con costanza, che certo avevo una grande fascinazione per le spade e una passione per la poesia giapponese, che non avevo mai visto il kendo e che, nell’anno passato dal dire al fare, mi sono tenuta lontana da ogni sito che ne parlasse, da ogni immagine, da ogni notizia in un modo che somilgliava in modo sospetto ad una difesa.

    poi la primavera del 2008 mi ha fatto pensare a come non fosse tanto onesto da parte mia soffocare i desideri, e poi lo sportello di Lomazzo aveva chiuso e non avevo più scuse dietro cui ripararmi.
    così all’inizio di settembre ho scritto a salvatore e il 10 settembre mi sono presentata in palestra. non sono più andata via.

    certo faccio fatica, una vita a coltivare l’arietta da signorina perbenino è spesso un limite: ci ho messo mesi a tirare fuori un kyai degno di questo nome e non uno squittio che forse avrebbero sentito solo i pipistrelli, fatico ancora a colpire con un po’ di decisione, mi sembra che il mio corpo non mi obbedisca, difetto di coordinazione, non sono nè forte nè veloce.
    ho sempre avuto un approccio razionale alle cose: sono una che deve capire, comprendere, analizzare. ho capito che non mi serve tanto, anzi, tutta quest’urgenza classificatoria e cartesiana è un fardello.

    e poi il kendo è il mio volo, quello spazio che mai avrei pensato potesse appartenermi e che invece mi sta intorno come una stanza conosciuta e amata, per quanto a volte scomoda da abitare. quella cosa che mi fa sentire libera, che non mi preclude la fiamma, la rabbia, la violenza… quelle parti di me che non è bene mostrare, che potrebbero essere mal comprese, che posso agire altrove solo da sola, e ben nascosta. e scoprire che ho uno spirito guerriero (fa un po’ ridere, lo so, ma ditelo meglio, vi sfido), mi conforta, mi sostiene e diventa quella cosa a cui mi posso appellare quando mi sento scoraggiata o fragile. e poi, vivaddio, è quello spazio di verità, trasparenza, non ambiguità che mi mancava.

    credo che sia un discorso che faccio ogni settimana con me stessa. andare nonostante si faccia una fatica del demonio e ogni tanto io pensi di svenire in mezzo alla palestra, nostante ci siano sere in cui mi sento tritata dl lavoro e dalle situazioni e vorrei andare o a letto oppure a honolulu insieme al mago merlino, in cui non so già che non mi verrà un accidente di niente…

    in quest’anno di pratica sono cambiata e intorno a me sono cambiate molte cose, per merito o per causa mia. Forse sarebbero cambiate lo stesso, anche senza kendo, ma molte cose sono partite da lì.

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  2. alessandro barulli il November 17, 2009 alle 09:28 ha detto:

    bella testimonianza…
    le origini sono diverse, ma la via che porta al cambiamento è quella che si ritrovano a percorrere molti di noi…
    il kendo cambia il modo di vedere le cose e cambia anche le persone

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  3. alessandro barulli il November 17, 2009 alle 14:31 ha detto:

    “tu hai lo spirito di un cavaliere medievale, dei cavalieri per eccellenza, dei più fieri e valorosi guerrieri che siano mai esistiti. tu hai lo spirito di un samurai”…
    inizia tutto così.
    in un pomeriggio di febbraio, quando, per cercare risposte al casino in cui è precipitata la mia vita, mi siedo nello studio di una persona che legge le mappe astrali degli esseri umani e cerca di spiegare la loro personalità, il loro carattere, a volte anche le loro azioni, sulla base della disposizione dei pianeti al momento della nascita.
    questa persona si interessa di queste cose da trenta e passa anni.
    il bello è che vive a cinque chilometri da me, ma ne ho sentito parlare a centocinquanta di distanza.
    chi c’è stato – e me l’ha consigliato – ne dice un gran bene.
    “ti spiegherà come sei fatto, ti aiuterà a capire”.

    capire…
    è ciò che voglio fare.
    capire perchè ho commesso certe azioni e sono qui a soffrirne oltremodo le conseguenze.
    perchè non riesco a venirne fuori con i miei pensieri, i miei ragionamenti.
    ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano, a capire.
    però questo tipo qui davanti a me, che mi dice queste cose, rischia di mandarmi in confusione.
    sono letteralmente a bocca aperta.
    lui non sa niente di me, semplicemente “legge” la posizione di marte, di venere, del sole e della luna e chissà quali altre cose, ma tira fuori questa idea del cavaliere, del samurai, dello spirito, che mi lascia senza parole.
    ho sempre immaginato che il mio posto ideale, se fossi nato in un’altra epoca, sarebbe stato quello di essere un cavaliere, senza macchia e senza paura.
    e c’è un oggetto che mi piacerebbe possedere: una katana da samurai.
    mi piace la forma, mi attrae, mi affascina, anche se dei samurai non so proprio niente e mi sono sempre disinteressato dall’approfondire.
    ed ora tu sei qui, davanti a me, a dirmi che io ho lo spirito di un cavaliere, di un samurai, cioè di uno che ha usato la katana?
    lo spirito di un samurai?
    sono frastornato…

    [continua su http://alessandrobarulli.wordpress.com/2009/11/04/lo-spirito/%5D

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  4. francesca il November 18, 2009 alle 12:02 ha detto:

    Trascrivo il commento che Laura ha scritto su fb
    “Le mie motivazioni sono meno nobili.. 5 anni fa ho dato una svolta alla mia vita, ho cambiato paese di residenza e qui mi sono imbattuta in un volantino di un corso dove s’insegna la difesa personale.. interessante.. nel mondo in cui viviamo potrebbe essere utile poi cominciai a praticare karate.. riunire in un solo sport disciplina e autodifesa è una bella cosa.. e con la paura ke ho io di vivere..
    però io a mani nude non combino molto nel mondo reale: sono sempre una paperina e sono calpestata dai giganti se non scappo veloce.. l’anno scorso ho visto un manifesto.. c’era scritto KENDO.. non sapevo esattamente cos’era, ma telefonai e provai.. alla prima lezione, seppur imbranata dafarpaura, sentii una forza dentro mai provata prima .. non sarò mai un samurai, ma egoisticamente continuo a praticarlo xkè mi da la forza di vivere .. GRAZIE”

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  5. Alessio Nicolini il November 24, 2009 alle 12:37 ha detto:

    Facevo aikido da circa 6 mesi, per motivi di lavoro (viaggiavo spesso fuori italia) smisi di pratica.
    Tornai presso quel dojo di Aikido,lasciato con molta amarezza, ma il caso volle che arrivai con circa mezz’ora d’anticipo e c’erano 3 pazzi scatenati che urlavano con indosso una gonna ed una maschera sul viso.
    Con il senno di poi posso dire che quei kendoka non stessero esprimendo un kendo d’altissimo livello, ma avevano comunque toccato qualche tasto nascosto del mio animo.
    A fine lezione chiesi informazioni ed iniziai la pratica.

    Sono passati quasi 4 anni, un pò convulsi da pause a viaggi in giro per l’Italia per fare stage e gare. Alcuni di questi viaggi li ho fatti da solo ed ho scoperto che quello che mi muove ora è lo stesso motivo per cui quel giorno quei 3 kendoka colpirono.

    La voglia di crescere con gl’altri senza risparmiarsi.
    Salvatore ci dice sempre che è il kendo è dare, non si devono avere le “braccine corte”, più dai più hai.

    Beh, non sono un cristiano modello, ma vedo una certa spiritualità in questo tipo d’atteggiamento. Quando si da agl’altri si sta bene e se tutti si concedono agl’altri senza risparmio, si cresce. Soprattutto come persone.

    Ora il mio kendo è mosso da questo spirito, ma forse si apriranno altre finestre…

    Alessio

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  6. Michele Brusadelli il June 14, 2011 alle 20:48 ha detto:

    Dipende quale inizio.

    Per me l’inizio è stato un volantino sgarruppato, eroso dalla pioggia e dal vento , visto a lato della strada.
    Ero in macchina, tornavo al lavoro una sera d’inverno, e il freddo condensava nuvolette di fiato rancido nell’abitacolo.
    Affrontavo il traffico serale della città, pensando a quanto odio il traffico, e a quanto odio la città, a quanto odio tuttigli altri esseri umani che popolano le scatole di sardine in cui siamo rinchiusi: proprio un bel tipo, proprio un bell’esempio del praticante di arti marziali.

    Eh, ma vuoi mettere?
    L’idea di andarsene a zonzo con una spada in mano, poter dire di saperla usare?
    Sì, probabilmente ho iniziato supportato da un pensiero del genere… mi sono dato un’immagine, mi sono dato un motivo per raggiungerla, anche se, sotto sotto, sapevo che non è così che funziona.

    Casualmente, quando ho cominciato la pratica, un paio di ragazzi avevano iniziato proprio in quel periodo, ed era piacevole condividere quel cameratismo visto dal basso… i piccoli progressi, i primi timidi complimenti, le prime amicizie… è finita presto: come tutte le idee che poggiano su basi traballanti.
    Poi gli impegni della vita “vera”, i piccoli infortuni… alla fine è passato un anno, ed è come se avessi cominciato di nuovo. Da capo.
    Non sono più bravo, non sono più maturo, non sono più “spirituale”, non ho particolari talenti o energie da spendere: altri ragazzi si sono aggiunti, hanno portato passione, gioventù ed esplosività.
    Io mi permetto di trascinare a passo stanco ma costante, dalle retrovie, un paio ricerche senza obbiettivo.
    Esaurire tutto ciò che ho in cenere bianca, come in quel vecchio, bellissimo manga, e smettere di pensare e riuscire a discernere l’adesso.
    Quale dei due viene prima, sono qui ad aspettarlo.

    Non è ancora il modo corretto di approcciare la Via, mi dicono.
    Ci sono le pratiche, le gare, il confronto con gli altri che è il confronto con se stessi.. ed io lì intontito, a pensare quasi per riflesso che in fondo non combatto per vincere, ma per non venire sconfitto.
    Eppure certe sere, quando il lavoro, i sogni, le emozioni lasciano un po’ di spazio libero in testa, sono in piedi: un suburi da solo, senza hakama né shinai, non mi sto nemmeno allenando.
    E credo che a me, come inizio, vada bene così.

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